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Questione di public speaking! Questione di punti di vista!

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Molti pensano che chi parla veloce sia più intelligente. È una teoria implicita dell’intelligenza di molti. Ma è una convinzione totalmente errata. La spigliatezza non sempre è sinonimo di intelligenza. La stessa intelligenza è relativa(dipende dalla definizione operativa  che le si vuole dare) ed i test di intelligenza non sono una scienza esatta. L’eloquio facile e svelto conta relativamente. Bisogna considerare comunque anche la proprietà di linguaggio e la qualità delle argomentazioni. Bisogna considerare il senso critico della persona. Bisogna vedere se chi parla lo fa con cognizione di causa o meno. Non erano grandi oratori Italo Calvino, Mario Luzi e neanche Fabrizio De Andrè. Quest’ultimo rifiutò di fare concerti con Guccini, perché il cantautore emiliano aveva una certa verve a differenza sua. È per questo motivo che questi personaggi non si facevano intervistare facilmente ed avevano una certa ritrosia a farsi riprendere dalle telecamere. Ma sapevano esattamente quello che dicevano. Molto meglio quindi di molti che sembrano avere una grande oratoria e sparano panzanate. I fiumi di parole fini a se stessi non servono a niente. Avere una certa parlantina è anche questione di personalità estroversa e non sempre  di capacità verbali. Eppure la televisione richiede che tutti siano grandi comunicatori , grandi persuasori: insomma devono suggestionare, devono saper incantare. Le parole devono essere seducenti, accattivanti. Molti si lasciano incantare dalle parole sparate a raffica, senza capire fino in fondo il senso compiuto del discorso. Sono tagliati fuori gli ansiosi e coloro che soffrono di timor panico. Tutto ciò viene erroneamente inteso come capacità comunicativa. Direte voi che è questione di public speaking. Insomma bisogna saper parlare in pubblico. Bisogna saper vincere l’ansia. Bisogna sapersi presentare. In definitiva secondo alcuni è questione di personalità. Aggiungo io: forse è soprattutto questione di personalità narcisista, esibizionista o istrionica. Nei talk show inoltre spesso conta aver la meglio sull’altro in modo volgare e qualunquista. Vince solo a mio avviso chi dimostra più cattiveria e più cinismo. Vince chi è più pronto a ferire l’animo altrui o solo chi si dimostra più battutista degli altri. La vera intelligenza a mio avviso sta nella ponderatezza che consiste anche nel prestare il fianco spesso agli interlocutori aggressivi in una discussione. Significa anche saper tacere. Altra cosa importante è avere una dizione nordica. Chi ha una inflessione del centro o del sud è considerato male, indipendentemente dalla sua cultura. Solo ai comici, ai casi umani e a familiari di vittime di cronaca nera è permesso parlare in dialetto. I professionisti invece  non devono avere alcuna cadenza o inflessione particolare, eccezion fatta per il milanese. In realtà molti di questi personaggi televisivi sono apparentemente brillanti. Molto spesso sono banali, propinano ovvietà e in fondo non dicono niente che lasci veramente il segno. I loro discorsi spesso non seguono una certa coerenza, un vero filo logico. Parlare velocemente non significa pensare correttamente. Molti sono inarrestabili ma non azionano veramente il cervello. Naturalmente anche questa  è una mia opinione. I teledipendenti considerarono geniali certi vip del piccolo schermo. Per questi ed altri motivi ancora io non considero di elevata qualità la televisione generalista italiana. A mio avviso importante non è apparire. Secondo me sono da valutare prima di tutto i contributi, i contenuti del personaggio, del vip. Molti vip li trovo inutili. Scusatemi ma è quello che penso. Scusatemi ma io trovo geniali Fabrizio De Andrè, Italo Calvino e Mario Luzi. Questione di punti di vista!

 

Davide Morelli – Pontedera

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