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Cina: l’irrefrenabile ascesa di una potenza nuova e antica

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Nel suo recente articolo pubblicato su Longitude intitolato “Cina: le due collane di perle”, Stefania Tucci, analista dei mercati finanziari nonché autrice del libro “LAsia ai miei occhi” (edito da Marsilio editori) ha approndito la situazione economica, politica e commerciale della Cina, definendola una potenza antica ma nello stesso tempo nuova.

Visione lineare e circolare hanno sempre contraddistinto tipiche visioni del mondo occidentali (lineari) e orientali (circolari).
Negli ultimi cento anni la Cina è cambiata radicalmente, così come sono cambiati i suoi abitanti, il territorio e il profilo delle città: molti viaggiatori sono rimasti sorpresi da questa nuova immagine del gigante orientale.

Le numerose innovazioni tecnologiche stanno portando il paese a essere uno dei più all’avanguardia del mondo, diventando la prima economia del continente asiastico e la seconda al mondo.

Grazie all’iniziativa “One Belt, One Road” promossa dal Presidente Xi Jinping, la Cina (in cooperazione con altre nazioni, tra cui l’Italia) ha sottoscritto diversi accordi per creare una nuova via di collegamento tra Oriente e Occidente che ripercorra l’antica Via della Seta e la Via della Seta Marittima come base per del proprio commercio internazionale e per quella che è definita “collana di perle” e che in sostanza è una rete di approdi tra il Mediterraneo, l’Africa, l’oceano Indiano e Pacifico con lo scopo di facilitare e promuovere gli scambi commerciali tra gli oltre 60 stati che attraverserà.

Con questa iniziativa, la Cina andrà a realizzare la creazione di infrastrutture moderne anche in aree remote o meno battute e darà un nuovo significato agli antichi percorsi commerciali che collegavano la Cina con l’Europa attraversando altopiani e deserti e che hanno permesso lo scambio di culture e merci preziose nei secoli.

Questa nuova tendenza di apertura marittima si coniuga a quella di apertura valutaria anche se quest’ultima è sicuramente più prudente.

Una cautela che conferma l’accortezza con la quale la Cina sta gestendo l’internazionalizzazione della propria valuta.

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